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l'intervista - la verità del bellunese
Sciolari: «Nudo col ragazzino? Solo massaggi e spiritualità»
Pedofilia, l'alpinista-scrittore indagato: «Sì, purtroppo: colpa della mamma»
BELLUNO - Ario Sciolari, l'alpinista scrittore noto per le sue imprese straordinarie tra le montagne e le traversate in Alaska, è stato indagato dalla procura di Belluno con l'ipotesi d'accusa di violenza sessuale e corruzione di minore. Avrebbe molestato un ragazzino di 12 anni residente nella provincia di Vicenza, che gli era stato affidato per un campo estivo in Val Formin. Non è la prima volta che l'alpinista di San Vito di Cadore deve rispondere di accuse di natura sessuale. Era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Pieve di Cadore a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per detenzione di materiale pedopornografico in cui figuravano ragazzini tra i 14 e i 17 anni durante rapporti tra loro e con adulti. Nel 2006 aveva patteggiato invece, nelle aule di Brunico, una pena di tre mesi (sostituiti con una multa) per atti osceni: si sarebbe esibito davanti a una 13enne e due 16enni. Ora sta per ripartire coi suoi lupi per l'Antartide.
Ario Sciolari, lei è indagato per violenza sessuale su minore? «Sì, purtroppo. E sono incazzato nero. Non solo non sono un pedofilo, ma non farei mai del male a un ragazzino. La mia natura è esattamente opposta. Sono 20 anni che organizzo questi campi nativi».
Lei ha toccato il ragazzino che la sta accusando? «Sì. Ma non l'ho toccato nelle parti intime. Dei massaggi con oli particolari. C'è stata la nudità. Questo sì. I ragazzi si lavavano nella corrente fredda. Chi si vergognava si nascondeva dietro a dei massi. Nessuno era costretto a fare nulla».
Lei si è masturbato davanti al ragazzo? «Non è successo nulla».
Come sono andate allora le cose in quella tenda? «I ragazzi erano nudi e stavano facendo l'Inipii, una specie di sauna in cui si producono i vapori gettando dell'acqua su pietre roventi, per la hanblecheyapi, la ricerca della visione secondo la tradizione Lakota, da compiere all'età di 12 anni. Io andavo dentro e fuori per portare l'acqua».
Lei parla di luce, ricerca della visione... Ma non ritiene certi insegnamenti troppo complessi per dei ragazzini così giovani? «E allora la melma in cui vivono oggi questi ragazzi, tra cellulari e televisione? Quella va bene? Nei campi non c'è nulla, solo loro, la loro spontaneità e il silenzio. Lì ritrovano la spiritualità, il contatto con se stessi e la sacralità della terra. A quell'età sono argilla pura pronti per essere plasmati e possono trovare nel loro cuore la luce interiore. Uno choc positivo che nasce da loro stessi ».
Ha più visto o sentito quel ragazzino? «Ci conoscevamo da tre anni. E' un ragazzino con una spiritualità speciale. Lui non ha mai fatto nulla che non volesse. Il mio errore è stato il troppo amore nei suoi confronti. L'ho chiamato qualche volta. E poi gli ho scritto una lettera. Non era inusuale farlo. Ma ho sbagliato ad insistere».
E cosa gli ha scritto? «Che mi mancava, che avrei voluto rivederlo, magari in un fine settimana. Lui diceva che non poteva, che aveva da fare. Ma l'amore di cui scrivevo è quello di un genitore. Suo padre vive lontano tra l'altro. Poi sono anche andato a trovarlo e lui ha reagito male: "Non puoi controllare la mia vita in questo modo", mi ha detto. Poi si è scusato e ci siamo lasciati bene. Era ottobre 2008. Mi ha anche mandato degli sms dopo. Poi il silenzio. E li ho capito che la mamma stava lavorando. Secondo me è stato un suo amico poliziotto a metterle in testa certe idee parlandole di quei precedenti ».
Tutto falso insomma. E quelle sentenze precedenti? «Un patteggiamento che il mio avvocato fece senza interpellarmi mentre io non c'ero per fatti mai accaduti. Mentre quei file... non lo so... avevo appena comprato il pc da un'altra persona. Avevo acquistato dei libri di sessualità tramite internet. Ma avevo anche lasciato la mia abitazione in prestito per un mese a dei conoscenti. La mia persona non era molto gradita a molte persone».
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