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Centro AntiViolenza - Fatti Di Violenza
Martedì 26 Gennaio 2010 08:18

RITO IMMEDIATO

Processo Bianchini, via a porte chiuse
Lui: «Sono innocente, mai stuprato»

Alla sbarra l'uomo, 33 anni, accusato di tre episodi di violenza sessuale. Costituzione parti civili in discussione

ROMA - Il processo a Luca Bianchini si fa a porte chiuse perchè secondo il tribunale di Roma «non si ravvisano esigenze di rilevanza sociale». Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale che per mesi ha terrorizzato la Capitale, compare davanti ai giudici della settima sezione penale del Tribunale di Roma che lo giudicheranno con il rito immediato, procedura che ha abbreviato i termini processuali consentendo di saltare il parere del Gup. Comincia dunque il dibattimento nel corso del quale i pm Maria Cordova e Antonella Nespola contesteranno all'indagato almeno tre episodi di violenza sessuale a danno di giovani donne avvenuti il 5 aprile, il 4 giugno ed il 3 luglio scorsi in altrettanti garage nei quartieri Ardeatino e Bufalotta, alla periferia di Roma.

DICHIARAZIONE DI INNOCENZA - «Combattiamo per ristabilire la verità. Io non ho mai stuprato nessuno. Sono innocente». Ha detto così Luca Bianchini, l'uomo accusato di essere lo stupratore seriale che per mesi ha terrorizzato la Capitale. Bianchini, 33 anni, ragioniere - detenuto nel carcere di Regina Coeli dal 10 luglio scorso quando fu arrestato dai poliziotti della squadra mobile di Roma - già segretario di una sezione del Pd, ha sempre respinto le accuse, ma i magistrati in questi mesi hanno continuato gli accertamenti nei suoi confronti: è ancora sospettato, ma per il momento senza riscontri, di altre aggressioni a sfondo sessuale. Da alcuni mesi, infatti, gli inquirenti stanno setacciando circa 400 fascicoli processuali già archiviati e riguardanti stupri, molestie e abusi sessuali. Bianchini viene accusato di essere colui che, coperto da passamontagna e con un coltello in mano, si accaniva su donne intente a parcheggiare l'auto in garage o box condominiali. Gli uomini della squadra mobile erano risaliti a lui risentendo molte vittime aggredite con analoghe modalità. Ma ad inchiodare Bianchini, del quale tutti i conoscenti ignoravano quella che gli investigatori hanno definito «la doppia vita», è stato l'esito del dna compiuto sui reperti di una delle tre donne stuprate tra aprile e luglio. L'accertamento confermò che appartenevano a Bianchini i profili genetici delle tracce biologiche trovate sui reperti. Nel 1997 il ragioniere era stato coinvolto in un procedimento per il tentato stupro di una vicina di casa. Ma riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto, fu prosciolto.

PARTE CIVILE - Il tribunale, presieduto dal Scivicco, è attualmente riunito in Camera di consiglio per decidere sulla costituzione delle parti civili. Certamente sarà ammessa la presenza di tre delle ragazze che avrebbero subito le violenze. In discussione, invece, la costituzione del comune di Roma e anche di una società, Roma metropolitane, presso, la quale fino al momento dell'arresto Bianchini lavorava. All'ammissione del Comune di Roma e di Roma metropolitane si è dichiarato contrario uno dei difensori di Bianchini, Bruno Andreozzi. Con varie argomentazioni il penalista si è opposto soprattutto all'ammissione di Roma metropolitane.



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