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Centro AntiViolenza - Rassegna Stampa
Martedì 15 Giugno 2010 00:55

«Anche nel Comune di Milano un'authority alla quale rivolgersi in caso di molestie»

«Molestie, al lavoro regole più severe»

L'avvocato Hoesch: le donne vittime. C'è, ma è rara, anche l'«aggressione» femminile

giustizia1_mediumMILANO - In alcuni Paesi sono reato le molestie verbali a sfondo sessuale, non accompagnate cioè da atti fisici espliciti anche solo tentati, come toccamenti o baci. In Italia il codice penale prevede la violenza sessuale quando le mani si allungano e toccano la donna non consenziente. Atti insistenti, avances pesanti di una certa gravità, potrebbero essere incasellati tra le violenze private, ma in questo caso è necessaria la violenza, appunto, o la minaccia. Possono diventare anche molestie, ma solo se il fatto avviene in luogo pubblico o per telefono. È responsabile di concussione il pubblico ufficiale che chiede una prestazione sessuale come «tangente » per far ottenere alla donna qualcosa. Solo la concussione è reato per il quale la magistratura procede d'ufficio, nelle altre ipotesi è necessario che la vittima abbia presentato una regolare querela.
Avvocato Laura Hoesch lei si è occupata di casi di molestie sessuali. Qual è la situazione?
«Ricordo alcuni vecchi progetti di legge in cui la molestia veniva individuata come violenza. Non se ne è fatto più niente. Dove le molestie hanno, invece, trovato una regolamentazione abbastanza precisa è nell'ambito civilistico legato al rapporto di lavoro. Qui c'è il problema della superiorità gerarchica attraverso la quale il capo fa pressione sulla donna. La molestia, in questo contesto, viene definita un atto discriminatorio».
In pratica, cosa vuol dire?
«Che se io subisco una molestia posso fare causa non solo al responsabile diretto, ma anche al mio datore di lavoro che non ha preso misure in grado di evitare l'accaduto. Posso ottenere che un giudice accerti la discriminazione e condanni i responsabili a risarcirmi i danni. È importante sapere che oltre a denunciare si possono chiedere misure propositive, le cosiddette azioni positive, che impediscano il ripetersi di questi comportamenti. In molti enti pubblici, come il Comune di Milano, e aziende private sono stati costituiti organismi di pari opportunità che hanno assunto codici di comportamento specifici».
Se la stragrande maggioranza dei casi vede le donne come vittime, è anche vero che talvolta c'è chi si inventa tutto, magari per vendicarsi del superiore.
«C'è l'aggressione maschile e c'è quella femminile, anche se si tratta di episodi davvero molto rari. L'esperienza ci ha fatto imbattere in tante vicende molto pesanti contro le donne».

Giuseppe Guastella

 

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