|
TREVISO
Si finge ragazza su Facebook e adesca minorenni dal pc
Alle vittime faceva sognare un futuro nello spettacolo. Coinvolta una decina di teenager, con una ragazzina ha avuto anche rapporti sessuali
TREVISO - La squadra mobile di Treviso ha arrestato un uomo che, fingendosi donna su Facebook, adescava ragazze tra i 12 e 18 anni facendo loro sognare un futuro nello spettacolo riuscendo a farsi mandare foto scabrose. Con una delle vittime, alcune delle quali con menomazioni psichiche, l'indagato ha avuto anche rapporti sessuali. Giuseppe Mutton (35 anni) , questo il nome dell'arrestato, era stato già arrestato nel 2006 per violenza sessuale su una minorenne. Sono sette le minori cadute nella rete del pedofilo, ma la polizia ritiene che il numero delle sue vittime sia superiore. Contro l'indagato negli ultimi cinque mesi erano state fatte quattro denunce per minacce, atti persecutori e sostituzione di persona, che però non avevano avuto seguito.
Determinante per l'esito dell'indagine la collaborazione di una delle vittime, che ha raccontato alla polizia di Treviso come era stata adescata: l'indagato, presentandosi su Facebook come ragazza, raccontava come il suo ragazzo venticinquenne, essendo ben inserito nel mondo dello spettacolo, potesse offrire alle ragazze un futuro di successo in questo campo. Ottenuta la fiducia delle vittime, la «falsa ragazza» convinceva queste ultime ad essere contattate dal suo «fidanzato» (che era poi sempre lo stesso indagato) che poi riusciva a farsi mandare per sms foto scabrose. «È stata un'indagine molto delicata - ha detto il questore di Treviso Carmine Damiano - portata avanti con molta professionalità dalla squadra mobile».
Sono centinaia le foto scabrose che riprendono minori sequestrate dalla Squadra Mobile. Mutton, residente a Ponzano Veneto (Treviso), è stato arrestato su disposizione della magistratura veneziana, il pm è Carlo Nordio, che è competente per reati inerenti alla pornografia minorile. Nelle indagini non ci sono altri indagati anche se è stato verificato che le immagini sono state inviate dall'uomo ad altre persone su cui sono in corso accertamenti. La polizia ha accertato finora dieci casi, ma il numero è destinato ad aumentare dopo che verranno analizzati i contenuti di una decina di macchine fotografiche sequestrate assieme a varie chiavette Usb, un computer e due schede sim.
L'indagine è stata avviata per caso. La polizia era venuta a conoscenza che una diciottenne trevigiana, forse plagiata, viveva a Ponzano Veneto con un uomo nell'abitazione dei genitori di quest'ultimo. La giovane, sentita dagli investigatori, ha raccontato come aveva conosciuto Mutton che l'aveva contattata facendosi passare per ragazza, usando in questo caso il nome di una «navigatrice» a cui aveva rubato l'identità. Entrata in confidenza con la vittima, la falsa ragazza lasciava poi il passo al suo fidanzato che si presentava come fotomodello (le foto che mandava erano infatti di un bel ragazzo) ricco, che era in cerca di alcune cubiste, le ballerine che danzano sui cubi nelle discoteche. Il dialogo tra l'indagato, che assumeva a seconda dei casi varie identità, e la diciottenne era entrato poi nella sfera sessuale convincendo quest'ultima a mandargli delle foto di nudo. Successivamente era lo stesso Mutton, nella veste questa volta del cugino del fotomodello, a scattare foto dal contenuto inequivocabile alla ragazza.
L'uomo, secondo quanto accertato dalla Polizia, si sarebbe impossessato dal cellulare della diciottenne di numeri di telefono delle amiche di lei, rubando poi la password di Facebook il cui profilo veniva utilizzato come «cavallo di troia» per entrare in amicizia con altre minori con un'unico identico scopo. «È stata un effetto domino - ha detto il capo della squadra mobile di Treviso, Roberto Della Rocca -, che ha visto coinvolte sinora dieci minori tra le province di Venezia e Treviso». Ma ci sono denunce contro l'uomo presentate negli ultimi tre mesi da genitori di giovani anche del vicentino e dell'udinese. «C'è stato - ha aggiunto della Rocca - la massima collaborazione delle giovani vittime seguite da una sezione specializzata della squadra mobile che ha saputo superare i momenti di imbarazzo. Importante anche la testimonianza dei genitori». Ma nella gran parte dei casi, le famiglie erano all'oscuro di quanto stava accadendo alle loro figlie, alcune delle quali anche con menomazioni fisiche e per questo assistite dai servizi sociali. (Ansa)
|